Sindrome dell’Edificio Malato

Sindrome dell’Edificio Malato, o Sick Building Syndrome: la tua casa può farti ammalare. Ecco di cosa si tratta.

L'uomo inala dai 10.000 ai 20.000 litri d'aria al giorno e la maggior parte inspirata in ambienti interni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che in Europa la popolazione passa fino al 95% del tempo negli ambienti confinati, con miscele complesse di inquinanti presenti, anche a basse concentrazioni, che possono provocare effetti nocivi sulla salute delle persone, soprattutto le fasce più sensibili, come bambini, donne in gravidanza, anziani.

E gli ambienti in cui trascorriamo la maggior parte del tempo sono molteplici e variegati. Dalla casa all'ufficio, alla scuola, ai negozi.

Tutti ci sembrano sicuri ma purtroppo non lo sono e nascondono delle insidie che la scienza li ha identificati attinenti alla Sindrome dell’Edificio Malato o Sick Building Syndrome ovvero all’insieme dei disturbi che colpiscono gli occupanti di un edificio la cui aria è insalubre a causa di attività umane svolte al suo interno.

Il problema è noto già dalla metà degli anni ottanta, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità denunciò che un terzo degli edifici del mondo presentavano problemi nella qualità dell’aria al loro interno.

Oltremodo negli ultimi 5O anni le tecniche di costruzione si sono evolute per essere performanti viste le normative in tema di risparmio energetico hanno imposto l’isolamento e la sigillatura massima degli edifici per migliorare il risparmio energetico e l'abbattimento dei consumi per il riscaldamento.

La "Sindrome dell’Edificio Malato" è una conseguenza dell’architettura contemporanea: in molte nuove costruzioni, o in edifici ristrutturati di recente, l’uso inconsapevole di prodotti chimici che prima venivano dispersi all'esterno, ora, associato ad una scarsa ventilazione e alla ridotta traspirabilità dei vari materiali messi in opera, fà sì che oggi ce li dobbiamo respirare e che siano diventati parte integrante del nostro vivere.

Ma come in un ambiente confinato noi realizziamo opere, anche le nostre attività fisiologiche vengono influenzate, e parametri come la temperatura, l’umidità, l’illuminazione influenzano il nostro agire. Gli ambienti che utilizziamo non sono più un’oasi di benessere, ma diventano una trappola per la salute.

Non vi è dubbio che la qualità dell’aria confinata deve essere considerata un vero problema di sanità pubblica, in quanto determina un impatto sulla popolazione in termini non solo per effetti sanitari e costi diretti per l’assistenza medica, ma anche in ordine economico generale.

Gli esperti della Southampton University per esempio, hanno dichiarato che 15 milioni di abitazioni, nel Regno Unito, sono colpite dalla Sindrome dell’Edificio Malato. Le cause dell’impoverimento della qualità dell’aria, secondo gli scienziati, sono riconducibili, per esempio, ad attività come la cottura di cibi, l’uso di detergenti per la pulizia e il fumo di sigaretta, che possono provocare disturbi cardiovascolari, cancro ai polmoni e asma.

Studi effettuati negli Stati Uniti dal National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH), hanno rilevato che il 50% dei problemi di salute degli impiegati americani è dovuto proprio alla Sindrome da Edificio Malato, con conseguenze facilmente intuibili anche sul piano dei costi sociali.

Un studio europeo, inoltre, condotto dal National Institute for Health and Welfare, ha riscontrato l’esistenza di una preoccupante correlazione tra allergeni presenti nell’aria di ambienti confinanti e diminuzione dell’aspettativa di vita. In particolare, i ricercatori hanno mostrato che gli inquinanti domestici aumentano l’incidenza di diverse malattie. Cefalee, irritazione di occhi, naso e gola, tosse secca, pelle disidratata, vertigini o nausea, affaticamento: sono i sintomi che, secondo i dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpiscono il 20% della popolazione occidentale a causa dei fattori inquinanti presenti all’interno delle abitazioni.

La sindrome dell’edificio malato”, spiega Peter Howart, specialista in allergie e malattie respiratorie a Southampton, “insorge quando persone e famiglie sono esposte a un potente mix di inquinanti all’interno delle abitazioni, derivanti da attività umane e scarsa ventilazione, che possono provocare disturbi della pelle e dell’apparato respirazione”.

Secondo l’Agenzia Americana EPA, l’utilizzo di una ventilazione naturale e/o forzata per ridurre le concentrazioni di inquinanti presenti nell’aria indoor, sembra attualmente la strada più percorribile. Nella corretta progettazione di un edificio, per agire in modo benefico sul microclima interno, si deve perciò considerare anche una ventilazione naturale attraverso una corretta scelta dei materiali da costruzione che devono avere caratteristiche di altissima porosità, igroscopicità e traspirabilità.

05/01/2018

Salubrità, ambiente